Eine Auszeichnung für Verdienste
luglio 11, 2010 by Dario Vese
di Dario Vese
Dal prossimo autunno gli studenti universitari tedeschi più meritevoli avranno diritto a uno stipendio di 300 euro mensili, assegnato sulla base dei voti e indipendentemente dal reddito dei genitori.
Nessuna distinzione dunque tra studenti benestanti e studenti provenienti dai ceti più deboli.
Questa la legge approvata dal governo federale tedesco, in questi giorni, nel Paese in cui la laurea non ha un valore legale, non esiste insomma come in Italia l’idea di un pezzo di carta obbligatorio per trovare lavoro.
La Merkel chiarisce che i costi saranno coperti dal governo e dalle singole università nella parte in cui godono dei finanziamenti dei privati, senza ricadute alcune sui Lander.
Un principio semplice e chiaro.
I migliori vengono premiati così che il merito avanzi e la società progredisca: un metodo che fa avanzare sia l’economia di un Paese che le singole persone.
Meritocrazia la ricetta anche per l’emancipazione delle classi disagiate, per le quali l’ostacolo maggiore è di natura culturale prima ancora che economica, ad esempio l’assenza di un ambiente che stimoli e accompagni la crescita.
Al centro dell’interesse non un gruppo sociale ma il singolo individuo col suo valore, sganciato dal proprio contesto economico di origine.
Gli statunitensi ormai da tempo sono orientati su questa linea, borse di studio ai meritevoli indipendentemente dal reddito, non per altro si ritrovano oggi con un Presidente che ha superato il suo test brillantemente e grazie a quei soldi si è laureato ad Harvard.
Schiudere nuove prospettive, suscitare nuovi entusiasmi, risvegliare energie sopite, creare un clima propizio all’innovazione e alla sperimentazione, sono attese che in Italia appaiono delle chimere nel Paese in cui in primo piano vi è la progressione delle carriere dei professori a scapito del reclutamento dei giovani, e poi l’enorme quantità dei corsi di laurea e degli insegnamenti, e ancora le sedi decentralizzate ovunque a scapito della costruzione di grandi infrastrutture capaci di essere attrattive per i cervelli stranieri, venendo meno alle raccomandazioni della Commissione Europea sulla deframmentazione.
Così nel Paese con la più bassa percentuale di borse di studio – media Ocse 0.25% del Pil, media Italia 0.12% con sole 100.000 borse l’anno, basti pensare che con i soli nuovi incentivi la Germania destinerà gli “stipendi” a circa 160.000 studenti – queste sono solo una parte delle deviazioni della nostra Università, che nel tempo ha prodotto lobby di potere di scarso profilo scientifico che hanno emarginato giovani probabilmente più capaci e meritevoli.
Vengono in mente le parole di Panebianco – il liberismo in Italia “non «quaglia» né con la destra né con la sinistra. Non con la destra, perché la destra è prevalentemente corporativa. E non con la sinistra perché la sinistra è prevalentemente classista e redistributiva”.
Piuttosto, “Il problema è cosa fare per rafforzare, negli attuali schieramenti, la posizione dei fautori della società aperta a scapito di quella (storicamente molto più forte) dei fautori della società chiusa”.
La tirannia dello status quo di Milton Friedman, ovvero il potere delle corporazioni attaccate ai loro privilegi è uno zoccolo duro da sconfiggere.

